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Costantino
Contini |
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Articolo di Nicolina Bianchi
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Rivista : Scegli Roma (SR) , Giugno 1990 |
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La
spazialità cromatica di Costantino CONTINI
“Una mostra estremamente
interessante quella di Costantino Contini, tanto che la
Forum Interart ha prorogato la sua conclusione di una
settimana. Il giornalista del GR2 RAI , Augusto Giordano ,
dopo aver dato un positivo commento radiofonico, è tornato a
visitarla per ben due volte. Anche il professore d’accademia
Sandro Trotti ha avuto parole di elogio per quest’artista
che vive ed opera in Francia. Lo stesso direttore
dell’Agenzia di Stampa AGES Antonio De Marco e sua moglie ,
la scrittrice e giornalista Mara Ferloni , si sono più volte
interessati a lui con lusinghieri discorsi. |
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… Non la costruzione di spazi
illusori, bensì l’evocazione del senso di spazio crea le
particolari immagini cromatiche di Costantino CONTINI. Uno
spazio , dunque , come architettura del colore , un colore
brillante e fantasioso, misurato in singolarissime forme.
Geometrie pittoriche che segnano un interessante dissenso di
modulazioni astratte. L’arte di Costantino CONTINI ipotizza
nuove concezioni non solo nell’articolazione del colore , ma
anche della forma. I suoi tratti, per nulla forzati,
sostituiscono , nell’attuale logica artistica , la convenzione e
il tradizionale. |
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Il sogno di Marco Aurelio |
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Uno spiraglio nel meraviglioso |
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Le creazioni materiche , in aggiunta
al colore , producono per effetto della luce , riflessi ed ombre
in continuo movimento , quasi un eterno divenire. Gli oli e gli
smalti associano note di profondità tonali e suggestive
luminosità. Una ricchezza di ispirazione che si traduce in una
importante coscienza creativa. Una personalità , la sua , che
porta con sé consapevolezze di continue analisi , di valide
esperienze da pittore che ama ritrarre il mutamento dei tempi e
degli uomini.Vivendo ed operando a Lione , Contini ha respirato
quell’aria francese che molto spesso ha suggerito agli artisti
di tutto il mondo forti ed esaltanti emozioni”. |
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Articolo di Catia Chicchi |
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L’OPERA ULTIMA DI COSTANTINO CONTINI: LA FORMA
NEL COLORE |
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Nell’opera
di Contini, il colore parla, tesse una trama di macchie e di
segni che sembrano colloquiare tra loro, richiamarsi,
rincorrersi all’infinito. Il colore crea le forme che non
sono statiche, ma si muovono con un ritmo quasi musicale
dato dalla gestualità dell’artista. In perfetta armonia ed
equilibrio, si distribuiscono sulla tela, in pochi gesti
veloci e istintivi, ma che racchiudono, a monte, un
pensiero, un’idea, che l’artista sa materializzare. E’
stupefacente come un miscuglio, apparentemente casuale, di
colori, possa suscitare nell’osservatore sentimenti,
emozioni, ricordi. Ed è proprio quello che Contini decide di
mostrarci nelle sue opere, non la descrizione visiva di un
paesaggio, una figura, un volto, ma un moto interiore,
un’intuizione, tutto ciò che spesso non si vede con gli
occhi, ma c’è. Egli dosa sapientemente, come un alchimista,
i toni, le sfumature, le mescolanze, e lo fa, con la
spontaneità e la freschezza dell’improvvisazione.
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Contini ha
esplorato tecniche e stili, e ad ogni genere ha saputo
imporre la sua personalità, la sua particolarità, ma è nei
quadri più informali e gestuali che egli riesce a
coinvolgere ed emozionare l’osservatore, in essi si legge il
suo gesto, la non facile sensibilità coloristica, la forza e
la dolcezza insieme. Al contrario della rappresentazione
realistica, che non lascia, a volte, adito alla libera
interpretazione, le sue opere entrano in contatto con la
nostra profondità, senza passare dalla ragione, arrivano
dritte a toccare le corde dell’inconscio. Nell’attimo della
creazione il gesto dell’artista si fa veloce o lento, le
pennellate si addensano più fitte o formano grosse macchie,
ma non c’è mai stasi, si percepisce un continuo movimento,
un divenire, la fluidità del tempo che scorre, il moto
creativo che si traspone dall’interno all’esterno. Nelle
opere di Contini, leggo il passato, il presente e il futuro,
quello che siamo e che vorremmo essere, colori come note o
parole o gesti, per narrare un’emozione.
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Catia
Chicchi,Capezzano Pianore 2005 |
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